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Il nostro è un gruppo di chimica dei materiali, e in particolare le nostre aree di attività principali sono la sintesi di polimeri e la caratterizzazione di colloidi (per quanto riguarda i metodi) e la nanomedicina e la medicina rigenerativa (per quanto riguarda le applicazioni). In breve, facciamo polimeri e li usiamo come biomateriali.

Che cosa ci distingue? Il considerare la comprensione dei meccanismi biologici come un passo preliminare per poter disegnare materiali ad hoc. Per questo siamo anche attivi nello sviluppo di complessi modelli 3D.

Il sogno nel cassetto? Comune a tutti i sistemi biologici è la possibilità di riconoscere, rispondere e scambiare segnali a bassissima intensità (e.g. a livello di singole molecole), e di espletare queste azioni in maniera selettiva e su livelli di scala diversi (pensiamo al movimento di un braccio a seguito della scarica di un neurone). Strutture sintetiche raramente hanno queste capacità, primariamente per la difficoltà di introdurvi meccanismi appropriati di analisi, amplificazione e controllo. Le nostra sfide più difficili sono nello sviluppo di materiali artificiali ‘responsivi’ (esempio: polimeri che rispondono alla presenza di ossidanti biologici cambiando la propria solubilità), dove la risposta può essere amplificata (esempio: piccoli cambiamenti di solubilità nei costituenti possono portare a grandi variazioni morfologiche in un materiale) ma anche controllata attraverso meccanismi di feedback (esempio: prodotti cellulari modificano I materiali, le modifiche nei materiali portano a cambiamenti nel comportamento cellulare).